"Sono sicuro che se vivessi in campagna per sei mesi diventerei un tipo così semplice, che nessuno si accorgerebbe più di me". Oscar Wilde
lunedì 15 novembre 2010
Mia cognata I
Mia cognata forse non mi capisce, forse un po' mi compatisce, forse forse segretamente m'invidia quando la domenica mattina passa a prendermi in macchina per andare al pranzo di famiglia ed io salgo sulla sua Opel Tigra Metallizzata Molto Lucidata con un paio di scarpe da ginnastica-misto-terra-misto fango, dei pantaloni di una vecchia tuta tagliati terribilmente rossi, le leggins grigio pantegana e i tubolari bianchi, la felpa di quando andavo al liceo con la poesia di Catullo stinta, gli occhiali sporchi e quel leggero rantolo d'ansia che, ahimè, la vita mi procura. Lei infatti non mi guarda e continua a parlare sperando che io discretamente taccia e non dia invece sfogo a qualcuna di quelle pletore verbali che sfociano inevitabilmente in racconti disgraziati sul mio sabato sera o, peggio, sulla mia intera settimana. Anche ieri mia cognata ha fatto la stessa cosa quando sono entrata in macchina sudata e rantolante dopo un'ora di devastante attività aerobica che infliggo alle mie stanche membra come espiazione per gli stravizi del giorno precedente. Anche ieri mia cognata parlava sperando di coprire con le sue considerazioni meteorologiche lo tzunami dei miei sfaceli esistenziali ed anche ieri, come sempre, il suo tentativo è fallito.
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