giovedì 18 novembre 2010

Tamarri

Mi chiedo spesso se i tamarri di città somiglino a quelli di provincia. Me lo chiedo di solito in treno quando, a causa della soppressione delle carrozze a scomparti (6 posti), sono costretta a subire le conversazioni di un numero indefinito di persone. Mi sento un po' come l'angelo del film di Wenders che ascoltava simultaneamente tutti i pensieri di Berlino: ecco io ascolto tutti gli sproloqui del regionale per Ancona. Me lo chiedo spesso quando salgo sul treno verso le 13:30 e m'invade un'orda di studenti urlanti carichi di buste McDonald e testosterone. Ma vorrei sapere se in città, a Milano per esempio, quando uno sale sulla metro a quest'ora si ritrova nella stessa situazione, con la stessa puzza di fritto chimico e gli stessi sublimi discorsi infarciti di colorite nefandezze linguistiche. Mi chiedo se il tamarro non sia forse uno di quei punti fissi della nostra società, un modo per sentirci a casa anche quando siamo via, tanto ovunque vado ci sono. Tanto c'è un po' di tamarro in ognuno di noi.

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