"Sono sicuro che se vivessi in campagna per sei mesi diventerei un tipo così semplice, che nessuno si accorgerebbe più di me". Oscar Wilde
giovedì 18 novembre 2010
Tamarri
Mi chiedo spesso se i tamarri di città somiglino a quelli di provincia. Me lo chiedo di solito in treno quando, a causa della soppressione delle carrozze a scomparti (6 posti), sono costretta a subire le conversazioni di un numero indefinito di persone. Mi sento un po' come l'angelo del film di Wenders che ascoltava simultaneamente tutti i pensieri di Berlino: ecco io ascolto tutti gli sproloqui del regionale per Ancona. Me lo chiedo spesso quando salgo sul treno verso le 13:30 e m'invade un'orda di studenti urlanti carichi di buste McDonald e testosterone. Ma vorrei sapere se in città, a Milano per esempio, quando uno sale sulla metro a quest'ora si ritrova nella stessa situazione, con la stessa puzza di fritto chimico e gli stessi sublimi discorsi infarciti di colorite nefandezze linguistiche. Mi chiedo se il tamarro non sia forse uno di quei punti fissi della nostra società, un modo per sentirci a casa anche quando siamo via, tanto ovunque vado ci sono. Tanto c'è un po' di tamarro in ognuno di noi.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento